Un videoartista di Singapore “fa a pezzi” Teorema di Pasolini e interpretando tutti i personaggi del film ne riscrive la storia ambientandola all’ombra del Vesuvio. Devo partire. Domani videoinstallazione di Ming Wong, prodotto dal Napoli Teatro Festival Italia, s’interroga sul rapporto, spesso morboso, che ciascuno di noi coltiva con l’identità altrui. Il giovane filmmaker che ha ricevuto una menzione speciale alla Biennale di Venezia (2009) con l’esibizione solista Life of Imitation, dopo un mese di ricerche a Napoli, propone una riscrittura in chiave postmoderna del capolavoro pasoliniano, inseguendo l’eterno sogno letterario di poter osservare il mondo da punti di vista diversi.
Cos’è che accomuna Pasolini, Singapore e Napoli? La risposta è: Devo partire. Domani videoinstallazione su Teorema firmata da un giovane artista di Singapore, Ming Wong. «Ho conosciuto il cinema di Pasolini quando ero studente alla Slade School of Fine Art di Londra e quel film è uno dei miei preferiti». Nella parabola di Teorema l’Eros, incarnatosi in uno Straniero bello e dallo sguardo dolce, scende in terra per far innamorare di sé un’intera famiglia borghese: padre, madre, due figli e la governante. L’angelo dell’amore seduce tutti e quando va via, misterioso com’è giunto, li lascia sconvolti: il trauma è così violento che nessuno può più accettare la realtà, fuggendo nella pazzia o rintanandosi nel vizio. «È affascinante – esordisce Ming Wong – il modo in cui Pasolini trasferisce sullo schermo questa metafora dell’uomo e della società. Dopo avere visto quelle immagini, è impossibile dimenticarle».
Lei interpreta tutti i personaggi: perché?
Ming Wong: Sono il padre, la madre, il figlio, la figlia, la cameriera e lo Straniero in cinque video al plasma, uno per ogni componente della famiglia. È stato importante poter interpretare interpretare maschi/femmine, giovani/vecchi, ricchi/poveri… separatamente e contemporaneamente, per delineare le traiettorie vitali di ciascuno. E poi, la verità è che volevo essere Terence Stamp, Silvana Mangano, Laura Betti, Massimo Girotti, gli straordinari interpreti del film!
Ha girato a Napoli, com’è andata?
Ho trasposto la storia ai nostri tempi ambientandola nella città del Festival: da Scampia, il quartiere-set di Gomorra, al deserto industriale di Bagnoli e al Vesuvio, metafora delle passioni umane represse dalla falsa identità di ciascuno di noi. Alla fine questa vibrante, incredibile città è penetrata nella mia videoinstallazione con la forza di un personaggio autonomo. Napoli ha un’identità tanto ricca e complessa da essere unica nel suo genere, con i suoi scenari
urbani e naturali e con le sue culture stratificate, che corrispondono a periodi storici diversi.
I cinque video, dunque, scorrono paralleli… Fino a un certo punto. Ognuna delle cinque storie è divisa in tre parti (Tentazione, Confessione, Rivelazione) e descrive il percorso dei personaggi, da quando lo Straniero arriva in casa a quando comunica che se ne andrà accendendo nei membri della famiglia il conflitto interiore, fino a quando ciascuno non prende coscienza di essere profondamente mutato. Così, le prime due parti sono identiche per tutti e cinque i video, la terza cambia, costringendo lo spettatore a scegliere il finale che più lo attira.
Perché le interessa la storia di Teorema?
Tutte le relazioni di un individuo fanno capo all’unità familiare. Teorema ci mostra l’archetipo della famiglia borghese italiana, almeno secondo la cultura popolare, un volano da cui possono avere origine molte idee e variazioni sul tema. Inoltre, il film è povero di parole e ricco di immagini e gesti espressivi pieni di significato e, per questo, universali.