Questa performance è una libera interpretazione ispirata alla musica originale composta da Stravinsky.
“Sacre” è una musica fisica e si lega fortemente a un sentimento istintivo del movimento fisico del corpo umano. Nel 1910 Stravinsky ebbe una visione improvvisa: “Vedo nella mia immaginazione un rito solenne pagano: degli anziani seduti in cerchio che guardano una giovane donna mentre balla verso la morte”.
In questa visione c’è l’ulteriore ricerca di toccare qualcosa di elementare nella psiche umana. La vita come contraddizione alla coscienza umana che cerca la trance-danza. Un corpo che reclama spazio, voce e identità.
La domanda più importate rimane: siamo sicuri che la prossima primavera arriverà? Questa danza-rito riflette sulla situazione catastrofica del pianeta Terra. La sua disastrosa condizione legata all’ambiente naturale ispira non solo una celebrazione ma un tipo di danza di sopravvivenza.
Un gruppo di ballerini campani cercano di rispondere in maniera ludica a questa domanda. Siamo sicuri che la prossima primavera arriverà? Usando la loro cultura mediterranea il lavoro coreografico è basato su un’analisi del vocabolario personale, dei ricordi e del linguaggio gestuale locale. Offre inoltre un legame forte con la ricca e varia eredità culturale della regione mediterranea osservando e legandosi a siti di grande fascino come villa dei Misteri di Pompei o i templi storici e archeologici di Paestum.
La regione Mediterranea ha il proprio battito e mistero. La danza può servire a scoprire i tesori culturali e le radici attualizzano le riflessioni e riconciliano le contraddizioni. La performance fa anche riferimento alla famosa rosa di Paestum che nei tempi antichi era molto amata e apprezzata. Questa rosa che fioriva due volte all’anno sembra possedere un profumo inebriante ed era richiesta dall’imperatore di Roma. È stata anche elogiata da filosofi e poeti come Ovidio, Virgilio e Torquato Tasso. In Virgilio leggiamo: “miele dell’aria, dono del paradiso, ora inizio il racconto…Forse canterebbe quale attenta coltivazione può far sorridere il ben tenuto giardino; anche di Paestum, le cui rose fioriscono, appassiscono e fioriscono nuovamente.”
Il nostro presente rito è un desiderio di recuperare il potere e di ispirare il cambiamento. È una metafora del delirio mediterraneo. La danza come espressione della coscienza umana.
(Paestum, Giugno 2010) Ismael Ivo
Ismael Ivo è nato a San Paolo del Brasile, dove ha studiato danza e recitazione vincendo il premio come miglior danzatore solista nel 1979, 1981 e 1982; ma sono New York e Berlino i palcoscenici della sua carriera. Alvin Ailey lo invita a New York nell'83, dove diventa membro della sua compagnia (Alvin Ailey Dance Center). Poi arriverà in Europa, fermandosi a Berlino dall'85 al '96, dove collabora con il grande coreografo di teatrodanza tedesco Johann Kresnik e con Ushhio Amagatsu, l'artista giapponese dei Sankai Juku: esperienze diverse che si fondono con le sue radici afro-brasiliane.
Conosciuto in tutto il mondo, Ismael Ivo è stato artista ospite e solista in numerosi spettacoli: con Kresnik ha lavorato in Phoenix (1985), Mars, Francis Bacon (considerato un successo del teatrodanza nel 1994) Othello (1995). Labyrintos, la sua prima coreografia d'ensemble, ha vinto il premio al Theaterhaus Stuttgart nel 1993. Nel 1994 lavora con George Tabori scrittore sceneggiatore e regista di fama internazionale - all'opera Moses und Aaron di Schoenberg. Per più di 15 anni è stato direttore artistico dell'International Tanzwochen Festival di Vienna. Nella stagione 1996/97 è stato invece direttore del settore danza e teatro del Deutsches Nationaltheater di Weimar (The Brief History of Hell e Artaud, nel 1997, Kuss im Rinnstein e Michelangelo nel 1998). Nel 1999 ha inaugurato Weimar capitale europea della cultura con Mephisto. Sempre lo stesso anno ha coreografato e diretto Medea-Material tratto dal testo di Heiner Müller, che combinava attori e danzatori; una serata di soli al femminile, Ariadne, e un pezzo per ensemble ispirato a tre brevi racconti di Gabriel Garcia Marquez, The Funeral of the Big Mama, infine un solo da lui stesso interpretato, Dionysos. Contemporaneamente all'attività a Weimar, Ivo collabora di nuovo con il Theaterhaus di Stoccarda dove realizza insieme alla danzatrice Márcia Haydée Tristan und Isolde, dall'omonima opera di Wagner. La partnership con Márcia Haydée (anche lei brasiliana, étoile e già direttrice dello Stuttgarter Ballett, interprete straordinaria per John Cranko, Kenneth MacMillan, Maurice Béjart, John Neumeier) continua con Aura, una coreografia che realizzano per il Teatro Municipale di Rio de Janeiro, un omaggio a Miles Davis e Alvin Ailey premiato nell'ottobre 2000; e poi con un balletto per una compagnia di danza classica, l'Ankara State Ballet, Medea (2001).
Con la regia di Yoshi Oida (l'attore feticcio di Peter Brook) e con Koffi Koko come partner, Ismael Ivo realizza The Maids, dall'omonimo testo di Jean Genet, presentato nel marzo 2001. Con la regia di George Tabori, Márcia Haydée e Ismael Ivo hanno sviluppato una nuova forma di performance/spettacolo teatrale senza parole, Edipo di Sofocle. La prima è avvenuta al Berliner Ensemble nel settembre 2001. Nel novembre del 2001 ha partecipato alla serata di gala organizzata dallo Stuttgarter Ballett in omaggio a John Cranko presentando un duetto con Márcia Haydée.
Alla Biennale Danza 2002 ha presentato con grande successo un assolo dedicato al fotografo scomparso Robert Mapplethorpe, spettacolo che ha avuto una replica straordinaria per le numerosissime richieste del pubblico; sempre nel 2002, ha creato con Márcia Haydée uno spettacolo dedicato a Maria Callas, intitolandolo alla grande artista.
Nel 2005 Ismael Ivo ha ricevuto al Barbican di Londra il prestigioso Time Out Award "for the most outstanding performance of the year" con The Maids.
[© Sipario 2010]