Quattordici danzatori campani selezionati da uno dei coreografi più interessanti della scena internazionale propongono un inedito “rituale della primavera” liberamente ispirato al libretto musicato da Igor Stravinskj. Circa 70 minuti racchiusi in atto unico suddiviso in sette quadri (Il Giardino dei Misteri, La Terra Perduta, Il Corpo Sensoriale, il Desiderio, L’identità, L’esplosione, La Primavera) per celebrare da un lato l’identità culturale e lo spirito mediterraneo della Compagnia unito alla storia dei luoghi che ospitano la produzione (appositamente creata per i Festival che la ospitano) e, dall’altro, per auspicare una prossima primavera salvifica dai disastri ambientali.
Una perfomance tra il mito e il grido d’allarme che il genio coreografico di Ismael Ivo, performer, danzatore e coreografo brasiliano già Direttore della Biennale Danza di Venezia, costruisce non solo con escamotage gestuali, affidandosi alla memoria personale dei danzatori e alla lettura di Virgilio, ma anche sonori, con la riproduzione, grazie all’elaborazione musicale di Andreas Bick, di fenomeni naturali catastrofici come eruzioni e terremoti e dei versi di insetti, grilli e zanzare, unici essere viventi che notoriamente sopravvivono ai cataclismi per riavviare il ciclo vitale.
Il passaggio tra celebrazione e stato di allerta è affidato anche e soprattutto alla scenografia, ludica e poetica, creata da Marcel Kaskeline: una cascata incessante di petali di rose (500mila in tutto ad echeggiare il fiore di Paestum immortalato dai più grandi poeti) che, dall’inizio alla fine, in modo costante e graduale, incombe sui ballerini fino a soffocarli.
A far da filo conduttore ed ispiratore, i rituali pagani più diffusi in siti storici come la Villa dei Misteri di Pompei e i Templi di Cerere, Nettuno e Hera. Con la gestualità mediterranea mista a tecnica classica e moderna, sulla scena rivivono il culto di Dioniso, il rito della fecondità e la cerimonia della sepoltura al miele, con i danzatori costantemente immersi nel loro patrimonio storico – culturale grazie anche ai costumi di Annamaria Morelli. Attraverso un’espressività artistica contemporanea, come nuovi dinosauri in pericolo di estinzione, pregheranno per il mondo, per la società, l’esistenza futura, fino a lanciarsi nella prossima vita mimando il “salto” della Tomba del Tuffatore.
Il punto di partenza per il mio approccio – racconta il maestro Ivo – è stato l’interrogativo: “Siamo sicuri che ci sarà la prossima primavera?”. Come diceva la grande Pina Bausch, non è importante solo come ci si muove sulla scena, ma anche capire cosa ci faccia muovere, quali sentimenti, quali emozioni. Ed è quello che ho chiesto di fare a questi danzatori: un percorso di ricerca per riappropriarsi della propria identità, personale e culturale».
Volutamente colmo di riferimenti celebrativi della Magna Grecia, lo spettacolo è la prima iniziativa di coproduzione tra la Fondazione Campania dei Festival, il Paestum Festival e il Leuciana Festival impegnati in un progetto teso a valorizzare i danzatori campani.
scheda di sala